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venerdì 9 gennaio 2009

il mio piccolo razzo...

Dalle dichiarazioni della Croce Rossa Internazionale sulla Striscia di Gaza:

"I loro corpi puzzavano perché giacevano, là dove erano morti, da troppo tempo.
I bambini erano deboli, troppo deboli anche per stare in piedi, perché lasciati privi dell'assistenza delle loro madri morte.
Una donna, tagliata in due dal colpo di un carro armato.
Due donne uccise da un missile nel cortile della loro abitazione."

"Abbiamo tirato fuori dalle loro abitazioni più di 90 persone che erano rimaste intrappolate in casa. Il loro aspetto era orribile: sono rimasti senz'acqua e senza cibo per giorni e giorni. Lo spettacolo che si è presentato agli uomini della Croce Rossa era devastante. Abbiamo chiesto un passaggio sicuro all'esercito israeliano sin da sabato, ma il permesso ci è stato concesso solo oggi".






E allora mi persi....


"Invece di andarmene da qui
piuttosto che
lasciarti ancora la soddisfazione
decisi di cambiare totalmente la mia posizione
è solo che
mi persi

E ancora ieri
consideravo che
se tu non c'eri io..
però è un pensiero inutile
ma sì ma sì lo so qual era il modo esatto
per riavere tutto
è solo che
mi persi

E poi chissà
ognuno ha il suo piccolo razzo
lanciato nel blu dello spazio
con dentro frammenti di sé
eh già

Ma sì ma sì lo so che avrei dovuto
prenderti e sfidare il mondo
è solo che
mi persi

Ma sai che c'è
che se ognuno ha il suo piccolo razzo
io devo aver perso il contatto
e adesso perdonami se
mi è rimasta soltanto
la parte peggiore di me"
[Mi persi, Daniele Silvestri]

martedì 6 gennaio 2009

Se Israele e Bush fomentano lo scontro di civiltà

Incollati davanti ad Al Jaazera che trasmette le immagini delle distruzioni e del massacro che avviene nella striscia di Gaza, i palestinesi della Cisgiordania per non impazzire si fanno muro, come quel muro dell'apartheid e dell'annessione coloniale che Israele continua a costruire con la solita arroganza e la certezza della sua impunità.

Sono rientrata ieri sera dalla Palestina e da Israele, ho accompagnato e organizzato un viaggio di conoscenza e solidariet di un gruppo di 50 italiani di diverse localit ed estrazioni sociali. Siamo stati a Jenin, nel campo profughi dove nel 2002 vi stato un massacro, abbiamo incontrato Zakaria Zubeidi che ha lasciato le armi per una resistenza culturale e non violenta nel Freedom Theatre, deluso da Hamas e da Al Fatah, siamo stati a Tuwani, a Hebron, dove coloni fanatici tengono in ostaggio migliaia e migliaia di palestinesi, a Betlemme dove il muro taglia la citt e i campi, a Gerusalemme Est dove Um Kamel stata cacciata dalla sua casa per far posto a coloni ebrei che non sono sopravvissuti all'olocausto ma arrivano da Brooklyn, sostenuti dai finanziamenti di organizzazioni estremiste ebraiche e dal Tribunale Israeliano.

Ovunque abbiamo trovato dolore, rabbia, ognuno di loro ci ha messo di fronte alle responsabilit della Comunit Internazionale, complice e inerte di fronte ai crimini dei governi israeliani. Ma abbiamo trovato anche determinazione a continuare a resistere quotidianamente e a non farsi distruggere nemmeno psicologicamente dall' ingiustizia dell'occupazione.

L'autorità Palestinese dal giorno dei bombardamenti a Gaza ha dichiarato uno sciopero generale di tre giorni. Gerusalemme Est era deserta come nei giorni degli scioperi della prima Intifadah. Salam Fayyad, primo ministro, nell'incontro che abbiamo avuto ci ha chiesto di lavorare per il Cessate il fuoco immediato e ad impegnare l' Unione Europea a sospendere il potenziamento delle relazioni e della Cooperazione con Israele.

Abbiamo partecipato a diverse manifestazioni in Palestina e Israele, a Ramallah, Jaffa, Gerusalemme. Purtroppo non manifestazioni di massa. A Ramallah la manifestazione pi grande anche se con scontri tra Hamas e Fatah e la polizia palestinese che tentava di distruggere emblemi di Hamas e ad impedire scontri al check point di Beit El con i soldati israeliani. Ma come diceva Nayla Ayesh di Gaza, rifugiata a Ramallah, "anche se con scontri almeno qui siamo tutti insieme". A Jaffa vi erano i giovani e le giovani Refusnik, gli anarchici contro il muro, la coalizione delle donne per la pace, e in grande prevalenza giovani donne di origine palestinese, con slogan che mettevano in imbarazzo noi, gli israeliani e i palestinesi della sinistra. Infatti Allah Akbar - Allah grande - era lo slogan pi urlato.

Tante sono le iniziative in Israele dai Refusnik, ai poeti,, agli scrittori, ai combattenti per la pace, Tayyush, i partiti arabi in Israele, le donne per la pace, Gush Shalom ieri ha manifestato insieme a tanti altri gruppi a Tel Aviv. Gli israeliani che manifestano sono davvero persone straordinarie, il fatto che non siano milioni di loro che inorridiscono di fronte alla persistente scelta militare di Israele non li rende meno importanti.

Gli intellettuali pi conosciuti da noi come Amos Oz a Yehoushua, continuano a svolgere un ruolo tragico, sempre a giustificare la necessit degli attacchi militari e a chiedere poi di fermarsi, come con la costruzione del muro. Peace Now, a partire dalla seconda Intifadah ha smesso di svolgere un ruolo di movimento e si limitata a denunciare e a monitorare la crescita degli insediamenti.

Del resto anche in Europa, la consapevolezza che vi tra la popolazione (malgrado la manipolazione dei media) della disparit tra i bombardamenti e i rockets non si traduce in mobilitazione di massa. Le pi grandi manifestazioni si sono tenute in Francia, Belgio e Gran Bretagna dove numerose sono le comunit arabe e musulmane e come a Jaffa gli slogan che risuonavano di pi erano quelli di "Allah Akbar". Nulla ovviamente contro chi crede in Allah, ma d il segno di come dalle guerre preventive di Bush alla non soluzione del diritto dei palestinesi ad un loro stato, sia cresciuto lo "scontro di civilt" e di come un conflitto come quello palestinese israeliano, che per la sovranit nazionale contro la colonizzazione dei territori occupati nel 1967 abitati non solo da musulmani ma da cristiani, armeni, circassi, atei, agnostici, sempre di pi viene fatto apparire come scontro tra islamici fondamentalisti e il "mondo libero". E' il messaggio che porta Tzipi Livni quando visita i nostri paesi.

Intanto i sondaggi in Israele rivelano che Ehud Barak senza fare campagna elettorale cresciuto nelle preferenze. Noi dovremo mobilitarci anche per riuscire a portare Barak, Livni e altri davanti alla Corte Internazionale di Giustizia. Ma ora soprattutto per il Cessate il Fuoco subito, per la fine dell'assedio e il blocco degli insediamenti. Che si fermino i bombardamenti a Gaza e i rockets su Israele. Che non vi siano altre vite perse siano essi palestinesi o israeliani.

[Luisa Morgantini, vicepresidente del Parlamento Europeo]

da Il Manifesto 4 gennaio 2009

Vergogna?

Leggo così frequentemente la parola "vergogna" in questi giorni.
Vergogna per un massacro di quasi 600 persone in pochi giorni, vergogna per le bombe lanciate su case, ospedali e moschee, vergogna per un combattimento tra muli e carretti contro carroarmati, vergogna per un genocidio...

Il genocidio è iniziato il 27 dicembre 2008......

Per i Palestinesi il genocidio è inziato sessant'anni fa e dura da sessant'anni...
Questa è la questione.
La vergogna viene fuori quando ci sono i missili e i corpi squarciati di fronte a una telecamera.
Ma l'indignazione per un embargo che dura da due anni e mezzo, per l'impossibilità di uscire dalla striscia per andare a fare una chemioterapia, la disoccupazione alle stelle, l'impossibilità di pescare al largo (e quindi di pescare!!) pena mitragliatori israeliani addosso, il blocco delle materie prime (farina, petrolio compresi) dov'è, dov'è l'indignazione per la morte lenta, quella lontana dalle televisioni?

La vergogna è di chi, nascondendosi dietro alla paura di un crescente antisemitismo, continua a giustificare un colonialismo e un occupazione mistificandola a scontro religioso o di civiltà.

La vergogna è nel silenzio sui sessan'anni dell'occupazione della Palestina, sui posti di blocco ai chekpoint, sull'impossibilità di andare all'università o al lavoro, sulla distruzione e l'espropriazione di terre, sulle case dei coloni costruite sulle macerie dei villaggi palestinesi, sulle torture, sulle umiliazioni, sulle lacrime delle madri che vedono arrestati i loro figli perchè fanno volantinaggio in università, sulla disperazione delle mogli che guardano l'IDF portare via incappucciati i mariti mentre gattonano come cani.

La vergogna è dei fratelli musulmani che, incatenati dentro la logica del profitto e del commercio con chi permette questo cronico genocidio, se ne fottono della Palestina.

La vergogna è dell'Egitto che non apre le frontiere su Gaza.

La vergogna è dell'Unione Europea, della politica italiana (comunisti compresi) che morsi dal senso di colpa di una Shoa finita sessant'anni fa e mangiati dalla loro mentalità "alleta" tacciono su una Nakba che invece dura da sessan'anni.

La vergogna è nei mezzi di informazione che continuano a dipingere i Palestinesi come "naturalmente" terroristi senza contestualizzare, senza sentire l'esasperazione di chi le ha provate proprio tutte. Leila Khaled scriveva: "A quelli che si riferiscono alla lotta di liberazione palestinese chiamandola terrorismo, vorrei ricordare: chi e' che ha portato il terrorismo nelle nostre vite? Noi non abbiamo piantato il terrore nella nostra patria, e' il nemico che l'ha fatto. Dunque i termini dovrebbero essere ristabiliti, sforzandoci, per una volta, di vedere da dove e perche' il terrore e' venuto fuori."

La vergogna è nostra, intima.

Per lo stato di Israele e gli amici americani invece la vergogna non basta...

sabato 3 gennaio 2009

QUANTI MORTI ANCORA PER SENTIRVI CITTADINI DI GAZA?




Ramallah, 27 dicembre 2008.


E leggerò domani, sui vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua. Non era un assedio dunque, ma una forma di pace, quel campo di concentramento falciato dalla fame e dalla sete. E da cosa dipende la differenza tra la pace e la guerra? Dalla ragioneria dei morti? E i bambini consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano? Muore di guerra o di pace, chi muore perché manca l'elettricità in sala operatoria? Si chiama pace quando mancano i missili - ma come si chiama, quando manca tutto il resto?

E leggerò sui vostri giornali, domani, che tutto questo è solo un attacco preventivo, solo legittimo, inviolabile diritto di autodifesa. La quarta potenza militare al mondo, i suoi muscoli nucleari contro razzi di latta, e cartapesta e disperazione. E mi sarà precisato naturalmente, che no, questo non è un attacco contro i civili - e d'altra parte, ma come potrebbe mai esserlo, se tre uomini che chiacchierano di Palestina, qui all'angolo della strada, sono per le leggi israeliane un nucleo di resistenza, e dunque un gruppo illegale, una forza combattente? - se nei documenti ufficiali siamo marchiati come entità nemica, e senza più il minimo argine etico, il cancro di Israele? Se l'obiettivo è sradicare Hamas - tutto questo rafforza Hamas. Arrivate a bordo dei caccia a esportare la retorica della democrazia, a bordo dei caccia tornate poi a strangolare l'esercizio della democrazia - ma quale altra opzione rimane? Non lasciate che vi esploda addosso improvvisa. Non è il fondamentalismo, a essere bombardato in questo momento, ma tutto quello che qui si oppone al fondamentalismo. Tutto quello che a questa ferocia indistinta non restituisce gratuito un odio uguale e contrario, ma una parola scalza di dialogo, la lucidità di ragionare il coraggio di disertare - non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l'altra Palestina, terza e diversa, mentre schiva missili stretta tra la complicità di Fatah e la miopia di Hamas. Stava per assassinarmi per autodifesa, ho dovuto assassinarlo per autodifesa - la racconteranno così, un giorno i sopravvissuti.

E leggerò sui vostri giornali, domani, che è impossibile qualsiasi processo di pace, gli israeliani, purtroppo, non hanno qualcuno con cui parlare. E effettivamente - e ma come potrebbero mai averlo, trincerati dietro otto metri di cemento di Muro? E soprattutto - perché mai dovrebbero averlo, se la Road Map è solo l'ennesima arma di distrazione di massa per l'opinione pubblica internazionale? Quattro pagine in cui a noi per esempio, si chiede di fermare gli attacchi terroristici, e in cambio, si dice, Israele non intraprenderà alcuna azione che possa minare la fiducia tra le parti, come - testuale - gli attacchi contro i civili. Assassinare civili non mina la fiducia, mina il diritto, è un crimine di guerra non una questione di cortesia. E se Annapolis è un processo di pace, mentre l'unica mappa che procede sono qui intanto le terre confiscate, gli ulivi spianati le case demolite, gli insediamenti allargati - perché allora non è processo di pace la proposta saudita? La fine dell'occupazione, in cambio del riconoscimento da parte di tutti gli stati arabi. Possiamo avere se non altro un segno di reazione? Qualcuno, lì, per caso ascolta, dall'altro lato del Muro?

Ma sto qui a raccontarvi vento. Perché leggerò solo un rigo domani, sui vostri giornali e solo domani, poi leggerò solo, ancora, l'indifferenza. Ed è solo questo che sento, mentre gli F16 sorvolano la mia solitudine, verso centinaia di danni collaterali che io conosco nome a nome, vita a vita - solo una vertigine di infinito abbandono e smarrimento. Europei, americani e anche gli arabi - perché dove è finita la sovranità egiziana, al varco di Rafah, la morale egiziana, al sigillo di Rafah? - siamo semplicemente soli. Sfilate qui, delegazione dopo delegazione - e parlando, avrebbe detto Garcia Lorca, le parole restano nell'aria, come sugheri sull'acqua. Offrite aiuti umanitari, ma non siamo mendicanti, vogliamo dignità libertà, frontiere aperte, non chiediamo favori, rivendichiamo diritti. E invece arrivate, indignati e partecipi, domandate cosa potete fare per noi. Una scuola? Una clinica forse? Delle borse di studio? E tentiamo ogni volta di convincervi - no, non la generosa solidarietà, insegnava Bobbio, solo la severa giustizia - sanzioni, sanzioni contro Israele. Ma rispondete - e neutrali ogni volta, e dunque partecipi dello squilibrio, partigiani dei vincitori - no, sarebbe antisemita. Ma chi è più antisemita, chi ha viziato Israele passo a passo per sessant'anni, fino a sfigurarlo nel paese più pericoloso al mondo per gli ebrei, o chi lo avverte che un Muro marca un ghetto da entrambi i lati? Rileggere Hannah Arendt è forse antisemita, oggi che siamo noi palestinesi la sua schiuma della terra, è antisemita tornare a illuminare le sue pagine sul potere e la violenza, sull'ultima razza soggetta al colonialismo britannico, che sarebbero stati infine gli inglesi stessi? No, non è antisemitismo, ma l'esatto opposto, sostenere i tanti israeliani che tentano di scampare a una nakbah chiamata sionismo. Perché non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l'altro Israele, terzo e diverso, mentre schiva il pensiero unico stretto tra la complicità della sinistra e la miopia della destra.

So quello che leggerò, domani, sui vostri giornali. Ma nessuna autodifesa, nessuna esigenza di sicurezza. Tutto questo si chiama solo apartheid - e genocidio. Perché non importa che le politiche israeliane, tecnicamente, calzino oppure no al millimetro le definizioni delicatamente cesellate dal diritto internazionale, il suo aristocratico formalismo, la sua pretesa oggettività non sono che l'ennesimo collateralismo, qui, che asseconda e moltiplica la forza dei vincitori. La benzina di questi aerei è la vostra neutralità, è il vostro silenzio, il suono di queste esplosioni. Qualcuno si sentì berlinese, davanti a un altro Muro. Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?

[Mustafà Barghouti, ex ministro dell'informazione del governo di unità nazionale palestinese]


lunedì 17 novembre 2008

Fare l'amore con la Palestina




E vibra nella mano che accarezza Samira. Vibra nel polso che batte il tempo e scandisce la rabbia. Vibra nel braccio teso ad abbracciare questo dolce fucile. Vibra negli gli occhi sognanti di mare. Vibra nella bocca muta che sussurra di pace e di guerra. E vibra nel collo stretto da Hatta, amata puttana. Vibra nella pancia che spinge rabbia e impotenza. Vibra nella voglia di fare l'amore, lento e profondo. Vibra nelle gambe che vogliono correre via e tornare e poi correre via. Vibra nei piedi che pestano odio.
Vibra Samira, corteggiata e gelosa. Vibra Samira per Jaffa, Nablus, Gaza, Jenin e Ramallah. E i due amanti neri vibrano, vibrano per la Palestina, vibrano di Palestina.